Pasolini al «Corriere della Sera» – “Quello che rimpiango”

“ERETICO & CORSARO”

Pasolini al «Corriere della Sera»
“Quello che rimpiango”
di Valerio Valentini
Il 23 dicembre 1973, meno di un mese dopo il varo delle politiche di austerità da parte del governo Rumor, «L’Unità» organizza una tavola rotonda alla quale partecipano Giorgio Napolitano, Luciano Lama, Paolo Rossi e Giorgio Ruffolo, per discutere di “sviluppo economico” e “modelli di vita”. Da parte di Ruffolo giungono critiche aspre contro “possibili interpretazioni regressive che si tende ad avallare quando si parla di un nuovo modo di sviluppo”: interpretazioni “mistico-reazionarie, che ad ogni crisi dell’umanità ripropongono lo spauracchio di un’apocalisse”. Sulle stesse posizioni si colloca Rossi, che dapprima condanna tutti quegli “ingredienti della rivolta neoromantica contro la scienza” che stanno “riemergendo nella cultura italiana anche in quest’occasione di crisi”, e poi ribadisce la propria contrarietà a tutta “una serie di prediche sul ritorno alla natura incontaminata, sull’opportunità di un ridimensionamento radicale della tecnologia”1Clicca qui.
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Pasolini al «Corriere della Sera» – La «rivoluzione antropologica in Italia»

“ERETICO & CORSARO”

[La seconda parte di questo articolo si trova qui]

Pasolini al «Corriere della Sera», prima parte
di Valerio Valentini
Voler comprendere a pieno l’esperienza giornalistica di Pier Paolo Pasolini al «Corriere della Sera» implica necessariamente il tener conto anche di quelle che furono le reazioni agli articoli che lui scrisse in quegli anni. Gli Scritti corsari e le Lettere luterane1 sono la testimonianza di un dialogo che Pasolini intessé con l’intera società a lui contemporanea: ascoltare un solo protagonista di quel colloquio, costringerlo ad una monologante ripetitività, rischia di svilire lo spessore di un intellettuale che, solo se studiato tenendo conto della pluralità delle voci che con lui dibatterono, può essere adeguatamente compreso. Non solo. Rileggere gli interventi di Pasolini nel contesto generale del panorama giornalistico di quegli anni, rivela un altro importante elemento. E cioè come il modo di lavorare, da parte di Pasolini, fu enormemente condizionato dagli atteggiamenti assunti dai suoi colleghi in reazione ai suoi articoli, e come il confronto che egli volle instaurare con i suoi interlocutori gli risultò funzionale a collocare in una particolare posizione – estrema e controversa – la propria figura di intellettuale all’interno del dibattito politico contemporaneo…Clicca qui
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Pasolini al «Corriere della Sera» – il Nuovo Potere e il vero antifascismo

Pasolini al «Corriere della Sera» – il Nuovo Potere e il vero antifascismo
“ERETICO & CORSARO”
[La prima parte di questo articolo si trova qui]
Pasolini al «Corriere della Sera»
il Nuovo Potere e il vero antifascismo
di Valerio Valentini
“Tutto ciò che io ho detto ‘scandalosamente’ sul vecchio e nuovo fascismo è […] quanto di più realmente antifascista si potesse dire”[1]. Così afferma Pier Paolo Pasolini in uno scritto inedito del novembre 1974, poi inserito negli Scritti corsari. E continua: “Questo ormai è divenuto chiaro a tutti”.[2]
A leggere le critiche che molti giornalisti muovono ai suoi articoli in quei mesi, però, non sembra affatto così chiaro. Tutt’altro… Clicca qui
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